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Linee-guida dell'Oms per i piani nazionali di prevenzione e cura del diabete |
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Le premesse |
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| Diabete e servizio militare | |||
Il diabete è ragione di esenzione dal servizio militare
obbligatorio. Da qualche anno i diabetici sono anche liberi dal capestro dei "tre giorni" della visita di leva: gli accertamenti
in strutture militari non sono più obbligatori e sono giustamente loro risparmiati se possono "fornire una relazione clinica,
redatta da strutture sanitarie pubbliche, attestante stato di malattia, tipo di diabete, fase clinica, durata del diabete,
sintomatologia che ha originato la diagnosi e schema terapeutico usato". Lo dice una Direttiva tecnica del ministero della
Difesa (emessa con circolare del 31/1/1996 n.207/96/ML-13/50), che ha posto fine a una battaglia quasi decennale (aperta dal
giornale "Tuttodiabete" e dal diabetologo di La Spezia Sergio Marigo e poi attivamente sostenuta anche dall'Associazione
italiana diabetici Fand). Oggi, pertanto, i giovani diabetici sono esonerati da un onere inutile e spesso anche dannoso, che
comportava tempi e modalità non adeguati al rispetto della terapia quotidiana, talvolta perfino sgradevoli sospetti di
simulazione, e sempre pesanti trafile di controlli e analisi nelle strutture sanitarie dell'esercito. Con la presentazione
della relazione clinica richiesta, l'esenzione è rapida e automatica. Resta aperta la questione, avanzata dalla Fand,
se in futuro sia possibile consentire, a quei diabetici che lo desiderino, l'arruolamento volontario nell'esercito con mansioni
ausiliarie che siano compatibili con la loro condizione e la terapia da seguire. |
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| Diabete e lavoro | |||
| Secondo un'indagine statistica recente, il 35% dei giovani diabetici
ha avuto difficoltà al momento dell'assunzione in un posto di lavoro, mentre il 34% dei datori di lavoro non ha neppure preso
in considerazione l'assunzione di chi è affetto da diabete. Si tratta di difficoltà e discriminazioni ingiustificate. La legge
115/1987 stabilisce infatti il divieto di qualsiasi discriminazione nei riguardi dei pazienti diabetici nell'accesso a posti di
lavoro pubblico e privato e raccomanda la necessità di agevolarne l'inserimento nelle attività lavorative. I diabetici,
infatti, se ben autocontrollati e in buone condizioni generali, possono svolgere quasi tutti i mestieri e le professioni
(con pochissime eccezioni assolute, come il pilota d'aereo o il macchinista ferroviere) e l'esperienza e le statistiche
dimostrano che la loro abilità, così come il rendimento lavorativo, sono pari, se non addirittura superiori, agli altri.
Il diabetico, infatti, controlla la propria salute con una regolarità che sicuramente non è abituale tra le persone non
diabetiche. Quanto al tempo da sottrarre al lavoro per curare bene il diabete, esso è soltanto quello necessario per le analisi
di laboratorio (2-4 mattine l'anno) e le verifiche periodiche (2-6 volte l'anno). In proposito, la legge 104/1992 concede al
diabetico tre permessi mensili (retribuiti) per effettuare i regolari controlli. I diabetici, non sono dunque esposti
all'assenteismo più degli altri lavoratori. Oltre a superare le resistenze all'assunzione di persone diabetiche, in Italia
occorre risolvere il problema di garantire, sul posto di lavoro, facilitazioni e assistenza specifica per il lavoratore affetto
da diabete (come, per esempio, qualche piatto più adatto alle sue esigenze alimentari nelle mense aziendali). Per migliorare
la situazione sotto questo aspetto sarebbe necessario introdurre anche nel nostro Paese una "Carta del lavoratore diabetico",
a quella in vigore negli Stati Uniti. ---inizio pagina--> |