testata-diabeticitestata-diabetici
  • Home
  • Chi siamo
    • Atto costitutivo
    • Statuto
    • Codice etico
    • Organigramma
      • Consiglio Direttivo
      • Comitato scientifico
      • Consiglio dei revisori
      • Comitato etico
  • Centri assistenza
    • Unità di diabetologia
    • Ambulatori di diabetologia
    • Dove siamo presenti
  • News
  • Il periodico
  • Gallery
  • Gli amici
  • Contatti
Tel. e Fax 035401461
info@adbg.it

Covid: c’è un farmaco che aiuta i diabetici

14 novembre 2020Maurizio Bucarelli

Sull’edizione di sabato 14 novembre de L’Eco di Bergamo, a firma Carmen Tancredi, è stato pubblicato un interessante articolo dal titolo “Un farmaco aiuta i diabetici contro il virus”. In pratica si parla di uno studio fatto da 7 centri italiani, tra questi il Papa Giovanni XXIII, in cui sono stati esaminati 338 pazienti, 104 dei quali bergamaschi. Roberto Trevisan ha dichiarato: «Tra quelli trattati con il Sitagliptin la mortalità si è dimezzata e si è ridotto anche il ricorso alla Terapia intensiva».

Questo l’articolo completo
Il diabete è uno dei fattori di rischio nel caso di infezione da Sars-Cov2. La buona notizia, che è quanto mai opportuno diffondere in occasione della Giornata mondiale contro il diabete, che si celebra oggi 14 novembre, è che uno studio italiano, multicentrico, a cui ha dato un importante contributo l’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha dimostrato l’efficacia di un farmaco, di comune uso tra i diabetici, nell’aumentare la sopravvivenza tra questi malati in caso di infezione da Sars-Cov2; non solo: riduce anche la necessità di ventilazione meccanica e di Terapia intensiva.
Lo studio è stato pubblicato sull’autorevole rivista Diabetes Care, organo ufficiale dell’American Diabetes Association, ha visto la partecipazione di 7 ospedali italiani (il Sacco di Milano, l’Istituto clinico Humanitas, l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo – figurano tra gli autori il direttore della UOC Malattie Endocrine1-Diabetologia e professore associato di Endocrinologia all’Università di Milano Bicocca Roberto Trevisan, e i suoi collaboratori Cristiana Scaranna, Rosalia Bellante, Silvia Galliani, Alessandro Roberto Dodesini, Giuseppe Lepore – l’ospedale dell’Angelo di Mestre, il Maria Vittoria di Torino e l’Irccs San Matteo di Pavia), insieme al Boston Children’s hospital. La ricerca, che ha avuto il sostegno, tra gli altri, della sezione
Lombardia della Società italia di Diabetologia, e che ha visto in campo anche un altro nome bergamasco quale quello di Paolo Fiorina, direttore di Endocrinologia e Diabetologia dell’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano, si è sviluppata nei mesi più drammatici della pandemia, tra l’1 marzo e il 30 aprile, e ha arruolato 338 pazienti con diabete e infezione da Sars-Cov2, tutti presentavano polmonite e necessitavano di ossigenoterapia, 104 di questi ricoverati all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo.
«Sin dall’inizio della pandemia avevamo constatato che un’alta percentuale dei ricoverati per Covid e in condizioni gravi aveva il diabete. Siamo partiti da un interrogativo: i farmaci utilizzati da questi pazienti possono avere un ruolo nel peggioramento o nel miglioramento delle condizioni di questi malati di Covid, in parti- colare se abbinati alle terapie che vengono utilizzate per contrastare il Covid?– illustra Roberto Trevisan –. Per cercare di controllare l’iperglicemia senza ricorrere subito all’insulina, si è puntato sul Sitagliptin. Questo farmaco, che non presenta effetti collaterali, infatti, è un inibitore dell’enzima DPP-4, il quale non solo controlla il rilascio di insulina, ma aiuta anche l’ingresso del Sars-Cov2 e quindi favorisce il processo infettivo. Sitagliptin, inibendo il DPP4, quindi aiuta probabilmente a chiudere la porta  d’entrata del virus. Pertanto, lo studio ha permesso di dimostrare che la mortalità è praticamente dimezzata tra i pazienti a cui era stato somministrato questo farmaco rispetto a quelli non trattati. Quindi questo farmaco non va sospeso nel trattamento anti-Co- vid, anzi. Lo studio ha provato anche che Sitagliptin porta non solo a una riduzione significativa dei livelli glicemici, ma anche a una riduzione del 27% del ricorso alla ventilazione meccanica e del  51% il ricorso alla terapia intensiva».
Ora si prospetta una sperimentazione su pazienti Covid senza diabete, in corso di autorizzazione da parte dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco.

 

60

SHARES
Share on Facebook
Tweet
Follow us
Share
Share
Share
Share
Share
Copyright 2016 Associazione Diabetici Bergamaschi